Avvento

Categories: Riflessione del Mese

AVVENTO:

“Palestra” spirituale in cui Dio desidera farsi incontrare

Si dice che si viaggi di più con il cuore che con i piedi…In effetti è proprio così in tanti campi della nostra esistenza. Ciò che resta immortalato dei nostri viaggi, degli incontri, delle relazioni non è tanto la fatica fisica o mentale – anche queste talora incidono, quanto la memoria. E la memoria agisce sotto l’impulso del cuore, ossia del centro esistenziale della nostra persona. Il cuore, appunto! Baricentro del nostro equilibrio non solo psicofisico, ma spirituale. Solo un cuore che si apre, che si dilata allo scoprire, all’andare, al cercare per approfondire, consente di allargare gli orizzonti della nostra esperienza e di conseguenza, della crescita. Gesù è il Cuore di Dio Padre, ossia il Figlio, la parte divina più carica di amore. Di un amore che è unilaterale, cioè che non chiede in cambio niente e incondizionato, ossia che ama per primo, senza aspettare il contraccambio. Il Cuore di Dio Padre ha queste due prerogative, che poi scopriamo esprimersi nei vangeli. La sfida più ardita, ma anche la più entusiasmante che Dio ci lancia come esperienza di comunione e amicizia con Lui, è appunto quella di avvicinarsi al Cuore del suo Figlio Gesù per poter iniziare a diventare progressivamente dono di amore per noi e per altri. Ecco la ragione che ci illumina a comprendere che il Verbo di Dio si fa uomo, corpo e cuore per attrarre altri cuori a Lui e trasformarli in una condizione migliore della precedente. E’ la grazia divina che ci salva unitamente alla nostra collaborazione nell’opera di conversione! E’ sempre il cuore, nell’esperienza umana e di fede, che è in grado di attrarre e anche di modificarsi e modificare! Nel tempo di avvento e di Natale, Dio ci chiede di lasciarci attrarre da Suo Figlio Gesù; di non temere a trasferire, in atteggiamenti di fede e amore, il suo Cuore dentro il nostro piccolo, povero, incostante e miserabile cuore umano.

Chi o cosa può trasformare i nostri cuori in modo profondo e migliore? Le vicissitudini del momento? Forse i risultati altalenanti delle nostre attese, dei nostri sogni? Sappiamo tutti – per esperienza- che non esiste nulla di umano, per quanto nobile o alto, né infimo o ambiguo, che sia in grado di determinare in toto la nostra vita. C’è sempre una percentuale di vita che sfugge al nostro relativo controllo, perché l’anima del uomo, ovvero il suo cuore, porta il sigillo di Dio, anzi è pure abitato dallo Spirito Santo. La gioia e la serenità, che derivano –  come frutto – da un cammino di ricerca interiore, rispondono – nella maggioranza dei casi- dalla qualità del nostro accoglierci e accogliere. Accoglierci come creature bisognose di costante misericordia e amore. Accogliere le manifestazioni dell’amore di Dio per noi attraverso persone, situazioni ed eventi. Il Cuore di Dio, ossia Gesù, può avere una forte presa ed incidenza in noi nella misura in cui ci fidiamo di Lui e coltiviamo questa reciproca vicinanza nella preghiera, nell’ascolto della Parola e nella carità verso il prossimo. “In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto…”. Così ci ricorda il profeta Geremia al cap. 33 versetto 15. Quel “germoglio giusto” è ora Gesù profetizzato secoli prima da Geremia e da altri come lui, e noi siamo il “Davide” di turno, sia come singoli che come comunità cristiana. Il germoglio di per sé è la parte più esposta e indifesa di una pianta; la parte più tenera e dunque più vulnerabile. Così siamo e viviamo in rapporto a Gesù. Non solo in questo avvento, ma per tutto l’arco della nostra storia. Gesù desidera per noi germogli nuovi di vita. In questo sta l’annuncio dei profeti, e oggi del tempo liturgico dell’avvento! Alcuni di questi “germogli” ci vengono offerti come modelli di fede, stile di vita e salvezza. Sono Maria, Giuseppe, Elisabetta, Zaccaria, Giovanni Battista. Loro sono risultati germogli giusti e buoni perché hanno attinto vitalità e amore da Dio stesso. Non si sono né vergognati, né hanno avuto paura di Dio, nascondendosi. Germogli di vita e fede? Sono atteggiamenti nuovi da individuare dentro e fuori di noi; sono comportamenti da ricalibrare, correggere o comunque smussare per riqualificare il nostro rapporto con gli altri. Usando un’immagine – per quanto relativa – pensiamo all’opera di restyling di un edificio… E questa riqualificazione interiore si andrebbe ad attuare alla luce del vangelo e in ragione di quella pace di cui possiamo assaporare qualcosa, quale anticipo e profezia della salvezza divina.

Il credente – come tutti gli uomini – viaggia con il calendario in mano, ma con uno strumento in più rispetto ad altri. Con una “bussola” speciale, che è Cristo! Cristo Gesù, infatti, ci dà la direzione del nostro porci accanto e di fronte agli altri, in relazione con il loro vivere. E nel silenzio profondo e vero del nostro cuore, possiamo cogliere la direzione da intraprendere e al contempo, intuire e rispondere agli interrogativi più esigenti e forti della nostra esistenza. Nel silenzio della nostra casa è possibile ascoltare Gesù che ci parla mediante la voce e le richieste dei nostri cari; nel silenzio, lontani dal frastuono e dai rumori della giornata, possiamo confrontare la nostra coscienza con le azioni e le parole che hanno caratterizzato il nostro agire. Nell’attimo anche di silenzio, strappato a tante cose da fare, Gesù può manifestarsi e rivelarsi Voce e Cuore per noi. Dipende se lo vogliamo ascoltare e far avvicinare alla nostra vita! Nel silenzio della notte, sappiamo – è nato Gesù a Betlemme. Sempre nel silenzio possiamo far viaggiare il cuore e la mente verso quella Betlemme che ogni giorno ci aspetta: il lavoro, la famiglia, l’impegno pastorale, l’imprevisto…Dio ci attende e ci guarda con gli occhi di Gesù!

San Paolo ci ricorda: “ Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore verso di lui e verso tutti ”  (1Ts 3,12).

In questo tempo impariamo quindi a stare innanzi a Gesù. Lasciamoci conquistare dalla memoria di Lui, sempre presente tra le stanze della nostra casa, negli spazi del nostro lavoro accanto ai colleghi, quando passeggiamo per strada, quando percorriamo con l’auto vicoli e tangenziali, quando assaporiamo la compagnia di amici nelle giornate di tempo libero, quando ci rendiamo disponibili in parrocchia o in associazioni per qualche servizio o collaborazione. Gesù è lì, ma anche oltre, e ci invita a fare, con la nostra testimonianza, la differenza portando Lui con noi, nelle parole e nei comportamenti che hanno il sapore di luce, pace, amore, perdono, comprensione, solidarietà, silenzio, dono…L’Incarnazione di Dio in Gesù si è compiuta storicamente una volta per tutte, ma Dio ci chiede di rendere questo mistero ancora presente – come siamo in grado in quel dato momento- nella nostra vita e con i fratelli. Apprendendo in primis da Maria. Lei si è fidata e si è affidata; si è accolta come creatura e serva del Signore e accoglie noi come figli del suo Figlio.

Dio si è fatto uomo in Gesù per offrirci la speranza di essere salvati ogni giorno dal potenziale del Suo Amore, che è più grande di ogni nostra paura, dolore, angoscia o interrogativo di vita. Ma a noi interessa questo Amore per coniugarlo – seppur con nostri tempi e modi, nonostante cioè la nostra debolezza – nella nostra esistenza? L’avvento di Dio ci orienti ad una risposta sempre più libera ed autentica.

Buon cammino!

Author: Suor Anna Nguyen