La chiesa dell’Eremo

Descrizione del luogo

Il colle di San Fidenzio è stato per alcuni secoli sede di una comunità di monache benedettine.

Dell’antico monastero non è rimasto quasi nulla, mentre è conservata la chiesa, orientata ad oriente, della misura di circa 9-10 metri di lunghezza e di 7-8 metri di larghezza.

È priva di abside e si presenta con la facciata coperta da una piccola casa, probabile sacrestia-foresteria dei religiosi. Illuminata da tre alte finestre romaniche, vanta un campanile semplice ma elegante con monofore, costruito con materiale di riporto, ivi compresi alcuni blocchi di pietra dell’epoca romana, tutt’ora bene in vista. All’interno i l campanile è privo di scale e la cella campanaria, è raggiungibile solo attraverso un ballatoio in comunicazione con la soffitta della casa-foresteria.

L’interno della cappella, d’una semplicità che affascina e concilia il raccoglimento e la preghiera, si presenta interamente affrescato con motivi floreali, archi e foglie a volute.

Le picchettature e le abbondanti scrostazioni testimoniano di sovrapposizioni di intonaco e di altri affreschi.

Sulla parete frontale, emergono nel consueto reticolo floreale quattro figure, sempre a fresco, in posizione eretta, orientate al centro come interessate ad altra figura che proprio manca. Le due persone di sinistra sono sicuramente maschili; le due a destra probabilmente femminili.

Discosto, abbastanza avanzato, l’altare unico e assai semplice al centro di un gradone-pedana che dalla parete di testata avanza quasi fino a metà cappella. È una semplice mensa di pietra robusta, sorretta dal cippo con dedica a Giove.

Questo cippo probabilmente è l’unica testimonianza romana presente «in loco», forse era un’ara che porta questa scritta:

IOM

P OCTAVIVS

PATROBIVS ET

ATTIA MOSCHIS ET

P OCTAVIVS

ATTIANUS

IMPER

 

Si tratta di una iscrizione dedicatoria a Giove Ottimo Massimo da parte di tre persone (marito, moglie e figlio). La parola finale «IMPER» va letta «IMPERIO» e significa «per comando» (della stessa divinità).

Dirempettaia alla parete centrale, l’altra di eguali dimensioni, tutta a reticolo di righe bianche su sfondo rosso, non ha alcuna immagina. La parete è irregolare, portando sulla sinistra, per chi volge le spalle all’altare, un muro sporgente dal campanile. Al centro ha una porta agibile che immette nella casa-foresteria; a destra una porta bassa e murata con maestà e spallette in pietra viva e grezza.

Il tetto poggia su travi a vista e tavole lignee giustapposte, ed è sostenuto da capriate, mensole e listelli, tutti tenuemente dipinti, l’uno diverso dall’altro, con rombi, fiori stellati, gigli fiorentini e arabeschi vari.

 

Attorno all’edificio il cimitero dei monaci secondo l’usanza del tempo.  Testimonianza di queste antiche sepolture sono due piccole lapidi murate: «In questo luogo vi sono resti di religiosi del convento che fu» e «Tomba di suor Benedettina m.1597».