Quaresima 2019

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Quaresima 2019

Purificarsi dal vecchio lievito per incontrare di salvezza di Dio

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista.  Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ardeva in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24, 30-32).

Perché iniziare la nostra riflessione da questa pagina strettamente pasquale? Perché racchiude il “cuore” e della Pasqua e del periodo dell’intera quaresima. Il “cuore” dei 40 giorni, come dei 50 dopo Pasqua, costituisce l’incontro trasformante e liberante con Gesù Risorto. Un incontro vitale, che si insinua nella mente, che sollecita il corpo, che attiva pensieri e azioni nuove. E’ un incontro che riguarda non solo la liturgia, ma va oltre; coinvolge ogni aspetto della vita! Questo è il passaggio quaresimale- pasquale, –  non senza lotta spirituale e dolore per le inevitabili battute di arresto o cadute, –  che ci attende, fin da subito, a partire dal Mercoledì delle Ceneri. La pasqua e la quaresima ci invitano a mettere in campo tutte le nostre risorse, intellettive, volitive, relazionali, affettive e morali, affinché ogni giorno possiamo sperimentare, grazie alla preghiera liturgica, alla Parola, al digiuno, alla penitenza, alla “Caritas Cristi” in ripartenza, rinnovamento, libertà interiore. Il fine del tempo liturgico della quaresima e quello della pasqua é il medesimo; sperimentare, per poi prolungare, quella vita nuova che dalla croce e dal sepolcro si irradia come luce, consolazione, amore, pace, benessere e salvezza. Solamente ponendoci di fronte alla persona di Gesù Risorto saremo in grado di scorgere nel nostro cuore bagliori di vita che attendono il loro esplodere, cioè la loro piena manifestazione in amore. La quaresima ci invita innanzitutto a riordinare i pensieri, i giudizi, gli impegni familiari, le relazioni, il ministero, l’apostolato, il tempo libero…, in rapporto a Cristo. Ce lo pone accanto – come ci ricorda l’immagine della tavola descritta nel brano – perché Gesù desidera profondamente, – pur rispettando la nostra libertà e i nostri tempi, – stabilirsi nella nostra quotidianità come persona vera, reale… e non come un’idea, o un fantasma, né tanto meno come un vago e sbiadito ricordo. E ciò, per invitarci a purificare, – come ci ricorda il passo evangelico di Mt 5, 37: “Sia invece Il vostro parlare: “Sì, sì, No, no”, il di più viene dal Maligno” – quelle dinamiche negative, aggressive e talora distruttive, che albergano in noi. Riordinare le intenzioni del cuore e delle azioni, significa vagliare il mondo interiore ed esteriore con i sentimenti che hanno mosso l’agire e il pensare di Cristo e di quanti, nella Sacra Scrittura e nella tradizione della Chiesa, vengono additati come uomini e donne di Dio, modelli di fede, eroi, santi, martiri per esemplarità e integrità di vita. Ma la quaresima è anche un tempo per darsi una direzione significativa ed esclusiva, ossia una meta meritevole di tutta la nostra attenzione e cura, dove sia il corpo che lo spirito, gioiosamente e in libertà, imparano un po’ per volta a misurarsi con l’eternità di Dio che Gesù ci trasmette con le sue parole nei vangeli. Sarebbe auspicabile che in questi 40 giorni, per amore della verità e di noi stessi, ci ponessimo poche ma significative domande del tipo “Su quale strada mi trovo adesso a vivere la mia vocazione cristiana? Dove sto procedendo? Quale posto di fatto sto riservando a Gesù e al suo messaggio di eternità?

Ci sono alcune azioni di Gesù verso i discepoli di Emmaus di cui possiamo servirci, fin da subito, per verificare la qualità evangelica della nostra vita spirituale e immaginare il nostro cammino quaresimale.

“Prese il pane”: è il Pane sia dell’Eucarestia che quello della Parola di Dio. Quest’ultimo si offre come criterio oggettivo per avvicinarci, scoprire e accogliere, per fede e grazia, la volontà divina in noi. Dice san Paolo in 1Cor 5,7: “Purificatevi dal vecchio fermento per essere nuova pasta, dal momento che voi siete azzimi. Infatti, quale nostra Pasqua, Cristo è stato immolato”.

La Parola di Dio è collirio ai nostri occhi, luce all’intelligenza, forza per la volontà, speranza per ogni più piccolo e umile atto di comunione con Dio e i fratelli. Il Pane della Parola diventando Pane di Grazia e Salvezza ci dona tutto di Cristo Risorto: la sua vita divina- trinitaria e la vita nuova pensata e desiderata per ogni sua creatura.

“Recitò la benedizione”: La preghiera personale ci orienta con il desiderio, lo sguardo e il cuore a Dio. Raccoglie tutto ciò che siamo nella quotidianità: corpo, anima, spirito, desiderio, volontà, gioia, dolore, paura, speranza, ferita e benessere, e per l’azione della grazia divina, si trasforma in benedizione, ossia in “azione di bene”. Per noi, ma anche per gli altri. La preghiera porta in sé benefici effetti su coloro che ricordiamo, affidiamo, immaginiamo con tristezza o amore, con paura o entusiasmo…La preghiera plasma i nostri sentimenti, le nostre emozioni lasciando, da una parte, andare ciò che ci appesantisce e, dall’altra, liberando energia nuova di vita e fiducia. E’ sempre Gesù Risorto il primo a benedire ciò che ci sta a cuore – come ha fatto con i discepoli di Emmaus-  e che fa bene al nostro cammino di vita e fede; Lui conoscendoci bene, sa dove e come infondere il suo Spirito nel nostro cuore ferito, gioioso, o in stand-by.

“Lo spezzò”: Gesù spezza per noi – oggi come allora –  il medesimo pane che aveva distribuito ai suoi nell’ultima Cena, perché possiamo ri-trovare e re-incontrare la sua persona e, con Lui, quella del Padre. Ci dona tutto di sé, ma soprattutto il suo Cuore infinito, perché impariamo a spezzare e a condividere gesti e parole con i fratelli con l’obiettivo della sua medesima passione e bontà. Ma non solo. Ad aver la forza della fede e il coraggio dell’amore per “spezzare-rompere” con tutto ciò che sa di passato, ossia di peccato, morte, abitudine al disimpegno e alla noia. Spezzare…implica una frattura, un varco, la creazione di uno spazio nuovo che talvolta, prende il nome di digiuno. Il digiuno è da considerarsi una rottura con una condizione precedente; pensiamo alle pulizie di primavera…Un “taglio” con la stagione passata e uno “sguardo” proteso in avanti. Così avviene per il digiuno cristiano. Esso coinvolge il corpo e l’anima. Si digiuna per creare un varco spirituale al fine di sperimentare una maggiore comunione-condivisione con Dio.  Anche ciò che risulta in eccesso in termini di tempo, parole, alimentazione, uso dei mezzi ordinari…, viene ad essere ri-pensato, ri-dimensionato in vista di un equilibrio tra interno ed esterno dell’uomo, tra volontà e intelligenza, tra corpo e spirito. Digiuno del corpo e digiuno dello spirito si sostengono reciprocamente. Potremmo avanzare alcune domande a riguardo: Quali le realtà, persone o cose, stanno occupando in eccesso la tua mente e il tuo fare?  Dove avverti uno sbilancio che tende ad invaderti e a determinarti lasciandoti passivo e/o triste?

Con il digiuno si offre a Dio il “terreno” dei nostri spazi più sacri; quando Dio entra in questi terreni ci ricolma di pace. Ne sanno qualcosa i molti santi che hanno praticato il digiuno come purificazione, offerta e penitenza per loro e la salvezza di tanti. Il digiuno, infatti, ha permesso loro di affinare sia la loro sensibilità umana che di elevare il loro spirito a vette altissime di unione con Dio e i fratelli.

C’è una bella testimonianza di san Basilio sul digiuno. Così scrive: “Il digiuno genera i profeti, fortifica i deboli e mantiene la forza ai forti…

E’ custode dell’anima, è corazza sicura del corpo, è come un’armatura per coloro che lottano con fortezza, è allenamento per gli atleti. Il digiuno respinge le tentazioni, inclina le persone alla pietà, è compagno e amico intimo della sobrietà, è artefice di castità. In tempo di gravi problemi agisce con forza; in tempo di pace insegna la quiete. Santifica e perfeziona il sacerdote…Il digiuno trasmette la preghiera in Cielo ed è proprio di chi digiuna camminare come con ali verso il Cielo. Chi ha mai sentito dire che il digiuno manda in rovina economicamente le proprie cose? Non vedi come il sole è più giocondo dopo la notte? E come la salute è più desiderabile quando si sperimentano avversità? Così anche la mensa è più gradevole dopo il digiuno”.

Il digiuno corporale e spirituale aiuta a rientrare in se stessi per cogliere, – in modo essenziale e dunque vero – ciò che il cuore desidera profondamente come bene.

“lo diede loro”: la quaresima è infine carità, ossia prolungamento – seppur fragile e limitata, – della “Caritas Cristi”; E’ pane, è cuore, ossia azione e affetto umano trasfigurato e perfezionato dall’incontro con Gesù Risorto. Nella carità si specchiano Gesù e l’uomo insieme! Anche se l’uomo e Gesù, la creatura e il Figlio di Dio, non si identificano e non si corrispondono mai del tutto. Camminano accanto, ma sono l’uno distinto dall’altro. E’ l’Infinito, ad essere precisi, che cammina a fianco del finito!

La prima carità, cogliendo il gesto di Gesù, è accogliere; accogliere la propria condizione e, dunque se stessi, e accogliere l’altro. L’accogliere di Gesù è per offrire la possibilità al suo interlocutore di un cambiamento, come in tanti incontri segnati nei vangeli. Gesù ci accoglie nel Suo Cuore di Figlio per sospingerci ad accogliere l’altro nei suoi tempi, nelle sue risorse… L’ attenzione nel porgere il pane ai discepoli ci svela il come e il quanto fare carità.

Quanto più percepiremo su di noi, la Caritas Cristi, come perdono, come consolazione, come correzione, come formazione…, allora saremo in grado di avvicinarci per grazia, al Volto di Cristo Risorto. La Caritas Cristi agisce quando ci lasciamo educare e plasmare dall’azione dello Spirito Santo, che attingiamo dalla preghiera, dai sacramenti e dalla parola. Che gioia sarebbe poter affermare ogni giorno: “Non ci ardeva il cuore mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture”.

Quaresima dunque?

Sia un tempo che ci regaliamo e che valorizziamo sapendolo DONO di Dio per ciascuno di noi! E’ un Volto da incontrare e accogliere: quello di Gesù che non si stanca di amarci e donare tutto per il nostro bene; quello del fratello/sorella che incontriamo tutti i giorni, o che ci sorprende.

E’ anche una “strada in salita” perché la salvezza è costata tanto a Gesù e costa anche a noi, seppur in modo diverso. E’ infine energia del cuore che da Dio si riversa in noi come nuova vita, come resurrezione.

Maria, che ha fatto tanta strada al seguito dei discepoli e di Gesù, ci insegni la perseveranza nel cammino, la costanza nella preghiera, la tenacia nell’ascolto della Parola e la generosità nei gesti e nelle parole.

Felice quaresima!

 

Author: Suor Anna Nguyen