I santi: “radici vive” di Dio lungo il nostro cammino.

Categories: Riflessione del Mese

I santi: “radici vive” di Dio lungo il nostro cammino.

 

            Quando entriamo in una chiesa o in un santuario, ciò che il nostro sguardo incontra e osserva innanzitutto, sono le statue o le raffigurazioni pittoriche di santi e sante. Sono lì non in bella mostra, ma per ricordarci e suggerirci Qualcuno, che li ha resi eterni e speciali. E non è un caso. Sono, infatti, i santi e le sante, un messaggio eloquente Dio per ogni credente. Insieme costituiscono – come ci dice Ap.7,9 “una schiera innumerevole di persone” che vivono strettamente con Dio Padre, in compagnia di Gesù e di Maria Santissima. Sperimentano un’eternità che si chiama, vita eterna, Paradiso. Le immagini che li ritraggono costituiscono appunto, un rimando alla loro vita segnata dalla misericordia di Dio. E da quella misericordia cercata, goduta e, talvolta sofferta nel corpo e nello spirito, ne è scaturita una conversione, o meglio ancora, un cammino di fede avente come meta il Cielo di Dio. Ma soprattutto è iniziato per ognuno di loro un processo di integrazione tra carne e Spirito Santo, tra natura umana e grazia divina. Un processo tale, che il Figlio di Dio, Gesù, accolto nella Parola e nei sacramenti, si è fatto in loro volto di misericordia, compassione, servizio, offerta, preghiera, contemplazione…  Pur nella finitudine e fragilità umana di ogni singolo individuo, Gesù ha scelto di stazionare nel loro cuore, come è successo ai discepoli di Emmaus. Ha incontrato la loro disponibilità. Questo processo vale anche per tutti noi, oggi. La santificazione trasforma appunto la nostra esistenza. Nella libertà e nella gioia. Ciascun santo, in modo diverso, ha reso presente agli uomini del suo tempo un aspetto della vita del Signore Gesù, ricalcandone – anche se non perfettamente – le tracce di santità descritte nei Vangeli. I santi e le sante costituisco infatti, un prezioso rifesso dell’amore di Dio in Gesù e di Gesù verso noi uomini. Ci rammentano, perché entrati nell’eternità, la vicinanza di Dio e la loro, che si fa comunione. La comunione è un vincolo ancora più stretto dell’amicizia, perché è fondato in Dio e dall’esempio di vita di Gesù. La loro comunione con noi ci raggiunge e si concretizza nell’accoglienza e cura della fede, nell’ascolto della Parola e nell’interiorizzazione della vita divina attraverso i sacramenti. E’ un’esperienza che si vive nello spirito e si coniuga nella carne mediante la fraternità. Questa dimensione dello spirito ci fa bene, perché ci rende non solo più vicini a Dio, ma soprattutto ci fa coniugare la carità di Cristo nella vita quotidiana. La comunione che professiamo nella recita del Credo diventa, pertanto, un impegno, un vincolo e un augurio. I santi l’hanno realizzata pazientemente lottando interiormente come “atleti dello spirito” nell’agone del mondo.

            Hanno pure tracciato, nel terreno friabile e sconnesso del tempo, diverse “vie” di santità, incarnando ora nel dolore, nel pianto e nel martirio, ora nella gioia, nell’estasi e nel servizio, modelli di vita cristiana validi, nel tempo, per ogni battezzato. I santi e le sante sono tracce non di sola storia, ma di Dio, pregne di vita cristiana conquistata centimetro dopo centimetro, con non poche cadute e battute di arresto. Scopriamo in questo mese, il percorso di santità di qualche santo/a, leggendone con cura e sorpresa la biografia. Meditiamone qualche scritto, facendo tesoro dei piccoli ma preziosi suggerimenti spirituali. Ci riportano il Cielo di Dio in terra e ci sollecitano a vivere la terra come anticipo del Cielo. E ancora: come radici vive di un albero emergono dal terreno delle nostre giornate, dei nostri impegni… per solcare e segnare il nostro cammino di fede. Ci insegnano, facendoci inciampare in loro attraverso qualche evento o persona, che siamo fatti di terra e di spirito e che l’eternità vive, fin d’ora, anche in noi nella misura della qualità cristiana delle nostre scelte. Preghiamo con loro e domandiamo di accompagnarci e benedirci in ogni passo. Sono Amici di Dio e nostri! E come l’amicizia si costruisce nell’esercizio paziente e costante, così la comunione con i santi richiede la nostra cura e fede. Sono radici di Dio! Non rimandiamo gli appelli di Dio che ci giungono attraverso di loro… I santi e le sante sono per noi. Sono riflesso divino!

 

 

Commemorare i fedeli defunti

 

Una preghiera di colletta, che si recita durante la celebrazione della S. Messa dei defunti, dice così: “O Dio, gloria dei credenti e vita dei giusti, che ci hai salvati con la morte e risurrezione del tuo Figlio, sii misericordioso con i nostri fratelli defunti; quando erano in mezzo a noi essi hanno professato la fede nella risurrezione, tu dona loro la beatitudine senza fine”.

Se pensiamo ai defunti che abbiamo conosciuto, parenti, amici, conoscenti, ci si stringe il cuore. Si crea come un nodo alla gola…La mente si riempie di ricordi che si inseguono. Dolore, nostalgia, rammarico talora misto a delusione non sembrano colmare un vuoto…E’ il cuore che cerca o ancora si addolora al pensiero di qualcuno che non è più. La morte porta via storie, volti e, con essi, tante immagini e sentimenti che abbiamo provato assieme ai nostri cari quando erano in vita. La morte sottrae ma non cancella definitivamente. Non è più forte dell’amore… Entra sì a gamba tesa nella storia degli uomini, ma si deve chinare alla vittoria di Gesù Risorto. La morte retrocede quando crediamo, quando cioè ci appelliamo a Gesù e al suo Spirito, Soffio di vita. Il medesimo che il Padre gli ha concesso per la resurrezione. In virtù del sacrificio di Gesù sulla croce e dello Spirito di Dio Padre, la morte si ferma alla soglia della nostra natura. Non oltrepassa ciò che appartiene solo a Dio e a suo Figlio Gesù: l’eternità. Non ha potere, forza, diritto. Solo Dio può! E lo fa in virtù del suo amore per noi, per regalarci definitivamente la sua vita divina. I nostri cari defunti sono avvolti nel mistero di Dio. Solo Dio ne conosce lo stato. Ma noi, come credenti, possiamo condividere la comunione di spirito con loro attraverso la preghiera e la celebrazione della Santa Messa.                    La preghiera ci unisce per mezzo del nome di Gesù e, l’Eucarestia che è memoriale e sacrificio di Cristo, purifica la loro anima da eventuali colpe. Commemorare i defunti è un atto di grande amore umano e insieme di pietà cristiana. Affidando con la preghiera a Dio ciò che abbiamo avuto di più caro, consegniamo anche noi stessi a Lui. Un’azione che Dio non può che benedire, gradire e augurarsi prolungata nel tempo, per vederci sempre più, –  in vita o in morte, – uniti a Lui come suoi figli carissimi. Commemorare i fedeli defunti, quindi, significa che la vita di ogni uomo è legata inscindibilmente a quella di altri; esiste una circolarità nei vincoli di sangue, ma la fede ci rende tutti, senza distinzione, prossimi a motivo della fede e della vita eterna che ci attende. Nella fede possiamo riconoscerci fratelli in Cristo e destinatari dell’unica meta: la vita in Dio. La visita al cimitero in questo ottavario e lungo tutto il mese di novembre, rende viva la commemorazione dei defunti; pur se carica di emozioni, favorisce la crescita della fede. Il cimitero, infatti, è il luogo che parla a tutti, credenti e non. Pone innanzi domande e riflessioni su ciò che sta oltre il buio della morte, oltre le nostre attese. E la fede, raccogliendo le grandi domande “Che cosa ci sarà dopo questa esistenza?”, “Come sarà?” “E chi ci aspetta?” “E dove?” Illumina ogni cosa. Rasserena e consola proprio là dove il cuore sembra non trovare risposta e pace. E’ solo attraverso la fede che possiamo ricordare i nostri cari defunti con una luce, riflessa dal Cristo Risorto, che si fa gioia nel cuore, speranza viva, penetrazione del buio. Dio ci doni sempre questa gioia, soprattutto la doni a quanti faticano di più a credere.

Author: Suor Anna Nguyen