Indicazioni liturgiche Quaresima e Pasqua 2021

“Vivi in Cristo”

«Cristo vive.
Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò
che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le
prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e
ti vuole vivo!

Lui è in te, Lui
è con te e non se ne va mai. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te
c’è il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare. Quando ti senti
vecchio per la tristezza, i rancori, le paure, i dubbi o i fallimenti, Lui sarà
lì per ridarti la forza e la speranza»[1].

Le parole che aprono
l’esortazione apostolica Christus vivit
descrivono bene il percorso spirituale che la liturgia ci propone nel tempo
liturgico di Quaresima e di Pasqua. A partire dalla risurrezione di Gesù siamo
chiamati a rinascere dall’alto e ad abbracciare una vita nuova. Essere “vivi in
Cristo” significa gustare la pienezza della vita che si sperimenta nella
relazione con Dio.

Questa espressione, che
fa da guida al cammino della diocesi di San Zeno è tolta, come per il tempo di
Avvento, dalla lettera agli Efesini nel tratto che accompagna la liturgia della
IV domenica di Quaresima dove si proclama: «Dio ricco di misericordia
ci ha fatto rivivere in Cristo
»[2].

Primariamente
la Quaresima è un tempo penitenziale dove siamo chiamati a lasciare spazio ad
un modo diverso di stare al mondo, che non dipende dalle nostre capacità e non
è frutto della nostra conquista, ma ha origine dalla misericordia di Dio, che
ci ha innestati in Cristo in virtù del Battesimo. L’essere nuova creatura (2Cor
5,17) nella gratuità dell’iniziativa divina ci porta, in secondo luogo, a
vivere in modo differente la nostra esistenza. Quindi questo tempo è anche l’occasione
per crescere nella comunione che è la piena espressione della vita divina. Entrambe
queste sfumature si ritrovano nell’espressione “Vivi in Cristo”.

«È un titolo volutamente ambiguo, che si presta ad una duplice
interpretazione giocando sulla prima parola: “vivi”. Potremmo leggerla come un
aggettivo declinato al plurale che rimanda all’identità battesimale; ma
potremmo anche intenderla come un imperativo singolare che esorta ad essere
Corpo di Cristo e identifica così la dimensione eucaristica. Ambedue le
interpretazioni portano in sé la dimensione pasquale che in questo tempo
suona come una chiamata ai cristiani a non lasciarsi dominare dalla paura e
dalla morte per vivere la testimonianza di chi ha incontrato il Signore»[3].

Nutrendoci
dell’Eucaristia sperimentiamo la vita divina che ci viene donata e
gustiamo un nuovo modo di stare al mondo che ci permette di affrontare con
speranza il tempo presente.

Nella
condivisione del pasto Eucaristico si realizza la dimensione evangelica
dell’esistenza che è il vivere da fratelli e sorelle. Sentiamo quanto questa
realtà della fede cristiana sia carica di profezia per il tempo presente
segnato dalla pandemia e dai disagi economici, sociali, psicologici e
relazionali che ne conseguono.

È importante vivere la Quaresima con alcune attenzioni rituali specifiche:

  • Per accompagnare questo tempo viene
    proposta l’immagine Discesa agli inferi e
    resurrezione
    , mosaico
    realizzato nel 2006 da padre Marco Ivan Rupnik e dagli artisti del Centro
    Aletti nella cappella del Collegio San Stanislao a Ljubljana in Slovenia. È
    particolarmente significativa per la capacità di collegare la risurrezione di
    Cristo, come vittoria sul male e sulla morte, con la dimensione ecclesiale di
    questo evento che unifica i credenti nella comunità dei salvati (At 2,46-48).
  • In linea con
    l’ordinamento generale del Messale Romano, riguardo all’aula liturgica, si ricorda che non
    si orni l’altare con i fiori, né si suonino gli strumenti musicali quando essi
    non sostengono le voci in canto (cf Paschalis Sollemnitatis 17).
  • Per quanto riguarda i testi liturgici tutti i giorni (o
    almeno nelle domeniche) di Quaresima si può utilizzare, come suggerito dalla
    nuova edizione italiana del Messale romano, la orazione “sul popolo” (presenti fin dagli antichi sacramentari). In
    questo momento storico, particolarmente provato dalla pandemia in corso, in
    continuità con il tema diocesano, penso potrebbe essere particolarmente indicato
    vivere, in questa forma, la benedizione. È un modo per sentire come il cammino
    penitenziale è costantemente accompagnato e sostenuto dalla benevolenza di Dio.
    Dio si prende cura ogni giorno del suo popolo e non lo abbandona in nessuna
    circostanza della vita sia essa favorevole o avversa. Se lui ci custodisce come
    Padre amorevole non solo gustiamo la bellezza di essere figli amati, ma
    possiamo aprirci al vivere da fratelli. È bello pensare alla benedizione come atto
    generativo che scaturisce dalla misericordia di Dio (siamo stati benedetti con
    ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo Ef 1,3) e che, tramite
    la nostra lode, si espande su tutta la Chiesa sanando con il balsamo dell’amore
    le ferite del peccato. Nello stendere le mani durante queste preghiere c’è un
    chiaro riferimento epicletico, ossia di invocazione allo Spirito. Noi siamo
    vivi in Cristo per mezzo dello Spirito che realizza e alimenta costantemente la
    comunione con il Padre e tra di noi.
  • In appendice è possibile trovare lo
    spartito per l’acclamazione al Vangelo
    nelle domeniche di Quaresima.
  • Il tempo di
    Quaresima presenta attraverso il lezionario un percorso specifico al fedele.
    Nella predicazione è bene tenere conto di questa unità di impostazione. «Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio
    non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui» in questi
    versetti del vangelo di luca (Lc 20,37-38) possiamo ritrovare una prospettiva
    interessante per vivere la liturgia della Parola secondo il tema: “vivi in
    Cristo”. Seguendo il lezionario
    dell’anno B
    tramite la prima lettura, di domenica in domenica, siamo
    condotti a rivivere tutta la storia dell’alleanza di Dio con gli uomini.  Nella prima domenica siamo invitati ad entrare
    in alleanza con Dio tramite la figura di Noè, nella seconda a fidarci Lui come
    Abramo, nella terza a riconoscere il dono dei comandamenti come dieci parole
    per custodire la libertà. Nella quarta domenica provocati dalla fede degli
    esuli in Israele prima di accogliere la promessa della nuova Alleanza nella
    quinta domenica. Di seguito si pongono in evidenza alcune linee utili per la predicazione apartire dai riferimenti all’Eucaristia:

I Domenica:Il regno di Dio è vicino convertitevi e credete nel
Vangelo”. L’annuncio di Gesù inaugura la venuta del Regno di Dio nella storia
degli uomini. Tutta l’umanità è chiamata ad aprire il cuore a questo annuncio.
L’Eucaristia manifesta la prossimità di Dio in Cristo Gesù. Nel sacramento
dell’Eucaristia Lui si fa prossimo a noi.

II Domenica:
“E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù”. La trasfigurazione
mette in luce come Cristo è il compimento della storia della salvezza (Elia e
Mosè). L’Eucaristia trasfigura la nostra vita facendoci fare esperienza della
trasparenza dell’amore di Dio in Cristo Gesù. Nell’Eucaristia il sacrificio di
Cristo è trasfigurazione dell’amore di Dio.

III Domenica:
“Egli parlava del tempio del suo corpo”. La rivelazione di Gesù porta a
compimento l’antica legge e il corpo del risorto è il nuovo tempio in cui
incontrare Dio. L’Eucaristia svela e rivela il mistero del corpo glorioso di
Cristo custodendo, nella mediazione sacramentale, la possibilità di poter
entrare in contatto con Lui.

IV Domenica:
“Dio ha tanto amato il mondo da dare il figlio unigenito”. In Cristo Dio
continua ad agire nella storia, come già fece con il popolo in esilio, a noi il
compito di accogliere con fede questo dono di grazia. Noi possiamo realmente “rivivere
con Cristo” perché nel suo amore ci è stata donata la vita eterna. L’Eucaristia
è farmaco di immortalità.

V Domenica:
“Se il chicco di grano muore, produce molto frutto”. Gesù che viene innalzato
da terra muore come il chicco di grano per portare frutto e compiere l’alleanza
promessa da Dio perché tutti possiamo conoscere il suo amore. Nello spezzarsi
del pane eucaristico contempliamo il dono di Cristo per ciascuno di noi.

Domenica delle Palme:
“Prendete, questo è il mio corpo”
Gesù viene consegnato nelle mani dei peccatori (Mc 14,41) e oggi si consegna a
noi perché possiamo consegnarci a Lui e lasciare che possa entrare come re di
pace nella nostra umanità travagliata e nel nostro cuore ferito dal male.
L’eucaristia è pane del cammino che ci sostiene giorno dopo giorno nel
pellegrinaggio terreno.

Triduo Pasquale:
potrebbe sostenere la predicazione il soffermarsi ogni giorno a meditare uno
dei nomi con cui viene chiamato, nel Catechismo della Chiesa cattolica, il
sacramento dell’Eucaristia:

  • Messa
    in Coena Domini
    : Cena del Signore, perché si tratta
    della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della
    sua passione e dell’anticipazione della cena delle nozze dell’Agnello nella
    Gerusalemme celeste (CCC 1329).
  • Venerdì
    santo:
    Santo sacrificio, perchè attualizza l’unico
    sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l’offerta della Chiesa; o
    ancora santo sacrificio della Messa, sacrificio di lode (Eb 13,15), sacrificio
    spirituale, sacrificio puro e santo, poichè porta a compimento e supera tutti i
    sacrifici dell’Antica Alleanza (CCC 1330).
  • Veglia
    Pasquale:
    Comunione, perché, mediante questo sacramento, ci
    uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per
    formare un solo corpo (CCC 1331).
  • Giorno
    di Pasqua:
    Santa Messa, perchè la liturgia, nella quale si è
    compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei fedeli (missio)
    affinchè compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana (CCC 1332).

La peculiarità del tempo di Pasqua potrebbe essere
valorizzata con alcune attenzioni:

  • Per il tempo di
    Pasqua si suggerisce all’ingresso il canto
    “Chiesa del risorto”
    di mons. Marco Frisina che mette in luce bene il
    legame tra il risorto e la comunità dei credenti.
  • I vescovi
    italiani hanno concesso fin dal 14 febbraio la possibilità di riprendere con un
    gesto rinnovato (inchino e sguardo) lo scambio
    di pace
    . Nelle comunità laddove non si sia già incominciato a riviverlo
    potrebbe essere significativo riprendere lo scambio della pace nella solenne
    veglia pasquale. “Pace a voi” sono le prime parole del risorto e la pace è il
    frutto della risurrezione. Come comunità cristiana è bello alla luce del
    risorto e nutriti dal pane Eucaristico sperimentare di essere corpo di Cristo
    vivente. Nello scambio di pace si riceve “la sua pace” che non è assenza di
    conflitti o difficoltà, ma la possibilità di riconoscersi fratelli in Cristo e
    di poter edificare in Lui l’unico popolo di Dio.
  • Vivi in Cristo
    come coloro che ci hanno preceduto con la testimonianza della fede, possiamo
    utilizzare durante la cinquantina pasquale la professione di fede con il simbolo detto “degli Apostoli”.

don
Carlo Dalla Verde                     

Ufficio
diocesano per la pastorale liturgica e la musica sacra

Entrambe
queste sfumature si ritrovano nell’espressione “Vivi in Cristo”. La prima parola può essere letta come l’aggettivo
che identifica l’identità battesimale, ma anche come il verbo all’imperativo
che chiede di essere Corpo di Cristo e orienta alla dimensione eucaristica.
Ambedue le interpretazioni portano in sé la dimensione pasquale che in questo
tempo suona come una chiamata ai cristiani a non lasciarsi dominare dalla paura
e dalla morte, per vivere la testimonianza di chi ha incontrato il Signore.


[1] Christus vivit n. 1-2. MR 143.

[2] Ef 2,5.

[3]
https://www.diocesiverona.it/quaresima-e-pasqua-2021/materiali-per-i-presbiteri

Lascia un commento